Una carica di negozi d'abbigliamento punta su Milano e sull'Italia. L'apertura di Hennes & Mauritz in corso Vittorio Emanuele è solo il primo passo del colosso svedese della moda a buon prezzo. Ne aprirà una ventina nelle regioni del Nord mentre il suo dirimpettaio Zara (a Milano sono a poche decine di metri) vuole andare anche al Sud: ha un piano di quaranta aperture e sta per aprire un megastore a Roma. L'altro gruppo spagnolo, Mango, ha già gettato le reti in molte province, dal Piemonte alla Sicilia, ed è pronto all'esordio a Milano.
L'Italia ha resistito a lungo, ha opposto la barriera dei marchi made in Italy e di una struttura distributiva capillare e frammentata, dove i piccoli negozi indipendenti contano più che all'estero, anche se il loro peso si riduce di anno in anno. Ma il cambiamento ormai è in corso e ha lasciato spazio a un'invasione di catene che fanno del basso prezzo e dell'attenzione alle tendenze i loro punti di forza, insieme a un continuo rifornimento, all'offerta di prodotti sempre nuovi nel corso della stessa stagione. I marchi di lusso risentono poco di questa aggressività, ma stanno comunque vivendo un anno complesso, penalizzati da crisi economica, calo del turismo, curo forte e nuove scelte dei consumatori.
Tra una sfilata e l'altra, ieri a Milano Morgan Stanley ha messo a fuoco il nuovo quadro del lusso in un rapporto sui beni di lusso in Europa. Le vendite sono in recupero ma alcune aziende soffrono l'atteggiamento dei consumatori. Anzitutto, c'è meno da spendere e i clienti spesso tradiscono le griffe per marchi meno noti, alla ricerca di prodotto più che di firme. In questo scenario, l'Europa è l'area che fatica a riprendersi, che non riesce a lasciarsi alle spalle le difficoltà. La prima causa è il turismo: insieme ai viaggi sono venuti a mancare gli acquisti.
Diversa la situazione in Nord America e soprattutto in Giappone, dove dopo una fredda primavera, che ha scoraggiato gli acquisti, il recupero è tangibile. Va ancora meglio nel resto dell'Asia, capace di uscire rapidamente dall'emergenza Sars: è la Cina che muove tutta l'area, con i suoi consumatori e i suoi turisti. In questo scenario, Morgan Stanley prevede una maggiore focalizzazione dei gruppi sul marchio principale: gli altri, quelli acquisiti negli anni passati, sono destinati a perdere peso e quote di mercato. C'è spazio da prendere sui prodotti, a partire da orologi e gioielli, mentre all'interno si cerca di migliorare la produzione, renderla più efficiente, tagliando i tempi per arrivare al mercato.
Estratto da Il Sole 24 Ore del 2/10/03 a cura di Pambianconews


