«Ero molto favorevole all'operazione, che ho contribuito a portare avanti, dice oggi Pietro Marzotto. Ma il mercato l'ha considerata molto sfavorevole per gli azionisti terzi di Zignago: ha detto che si pagava troppo cara la Marzotto, che si indebitava troppo Zignago, che era solo nell'interesse delle famiglie Marzotto e Donà… Questo non è vero, ma è quello che ha sentito il mercato e tante volte non contano le cose vere ma le cose percepite. Per questo, mercoledì, ho espresso un'opinione di voto contraria. Non siamo stati capaci di spiegare al mercato la situazione – o il mercato non ha capito nonostante i nostri sforzi, ma il risultato è lo stesso. Ma non è successo niente di drammatico. Si parla di spaccatura… è un termine eccessivo. Si tratta di diverse sensibilità nei riguardi del mercato».
Quando le sono venuti i dubbi? «Il mercato ha detto già il giorno dopo l'annuncio, il 9 settembre, che l'operazione non gli piaceva. Allora, forse, si potevano studiare meccanismi di astensione, di autolimitazione degli azionisti della famiglia Marzotto. Io ero fuori completamente, Paolo e Umberto lo stesso… ma, insomma, si poteva studiare anche per gli altri una forte autolimitazione in modo che si vedesse chiaramente che l'operazione non era fatta per la famiglia Marzotto-Donà delle Rose e allargava il flottante della Zignago perché era pensata per gli azionisti terzi della Marzotto. E questo avrebbe fugato ogni dubbio».
Non avete avuto troppa fretta? «è possibile che ci sia stata troppa fretta. Però, noi siamo pressati dal rischio di insider trading per cui, quando un'operazione è pensata, va decisa molto in fretta perché se no il numero delle persone che ne sono a conoscenza si amplia e cresce il rischio di insider. Indubbiamente, l'abbiamo pensata e conclusa in pochi giorni, il che va a scapito di una riflessione profonda: non abbiamo informato nessuno degli azionisti non consiglieri di amministrazione, e neanche molti dei consigli di amministrazione, che sono stati informati il giorno del consiglio. Però, queste sono le norme? Noi abbiamo rispettato la legge Draghi e le istruzioni Consob».


