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Le conglomerate sono in crisi basta gioielli e profumi insieme

Di pbadm
18 Ott 2002

Si fa presto a dire lusso. Ma per Stefania Saviolo, condirettore del master SdaBocconi in Fashion management, bisogna stare molto attenti a distinguere fra una società e l'altra e fra le differenti strategie aziendali. Dice: «Oggi è in crisi il modello della conglomerata, cioè l'illusione che possano avere un successo robusto e duraturo le 'General Electric del lusso'».

E invece non è così?
«Abbiamo affidato uno studio alla divisione ricerche delle Sda sui “Sentieri di creazione del valore nel sistema moda”. Ebbene, uno dei primi risultati di quest'indagine tuttora in corso è che in questo momento il modello vincente è quello di aziende come Armani, Tod's, Max Mara, Zegna».

Cos'hanno in comune queste imprese?
«Sono focalizzate nel loro 'core business'. Non fanno altri mestieri, stanno ben attente a non svilire il proprio marchio, controllano verticalmente la filiera produttiva».

Quali sono i problemi delle conglomerate del lusso?
«Gliene cito uno: il management. I bravi manager del lusso sono pochi e le aziende del settore se li strappano una con l'altra. Non è un caso che l'amministratore delegato scelto da Lvmh per rilanciare Fendi sia l'ex ammnistratore di ItHolding».
Secondo lei la Borsa può aiutare la maturazione delle aziende del lusso?
«Sono esattamente convinta del contrario. Le aziende del lusso sono degli organismi delicati legati al gusto e alla creatività di stilisti e direttori creativi. L'ansia delle performance di breve periodo rischia di creare dei guasti e di favorire scelte che possono danneggiare il marchio».

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