E’ Milano a trainare l’export della moda made in Italy. Il capoluogo lombardo pesa infatti per il 10,14% sulle esportazioni nazionali, battendo di un soffio Prato, che si aggiudica il 9,89% e Como con il 6,38%.
La top ten delle esportazioni incide per quasi il 59% sul totale delle 103 province italiane mentre se si considerano solo le tre province sul podio si supera un quarto dell’export nazionale. Tra le prime province troviamo Treviso, Vicenza, Bergamo, Firenze, Biella, Varese e Modena, dove sono localizzati alcuni dei principali nomi del settore tessile-abbigliamento: Benetton, Marzotto, Zegna e Gucci.
Poca incidenza hanno, invece, le città del Sud. Come spiegare i dati del Mezzogiorno? Alcune spiegazioni possono essere ritrovate nelle piccole dimensioni delle unità produttive locali, nella difficoltà di espansione di alcune catene di negozi e nell’incidenza del lavoro ‘sommerso’. Ma il problema del lavoro nero non è solo del Sud: negli ultimi mesi si sono moltiplicate le proteste dei produttori pratesi contro la concorrenza sleale dei cinesi che hanno creato un distretto parallelo che, secondo l’Unione industriale pratese, ha fatturato l’anno scorso quasi la metà dei 1.380 milioni di euro del settore maglieria e abbigliamento.


