Il distretto tessile di Prato vede nero. L'umore con cui gli operatori si presentano oggi alla Fortezza da Basso di Firenze, all'apertura della 47esima edizione di Prato Expo, è condizionato dall'andamento degli ordini in questi primi mesi dell'anno. Altro che la tanto attesa ripresa: il crollo dei mercati esteri tocca punte del 30% e riguarda tutte le aree, dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Germania al Sudamerica.
Il distretto di Prato ha chiuso il 2001 con 5,54 miliardi di euro di fatturato (-1,5% rispetto al 2000) e 3,39 miliardi di esportazioni (-0,4%). Sempre lo scorso anno, è proseguita la tendenza a ridurre il numero delle aziende e degli
addetti, passati rispettivamente a 8.800 e 44mila. Il 2002 non ha portato un rilancio consistente degli ordini e le indicazioni positive delle fiere di gennaio non hanno avuto un riscontro concreto nei fatti.
Mario Maselli, presidente di Assindustria Prato punta il dito contro Cina e Far East: «E' indispensabile trovare strumenti e regole che tutelino i nostri produttori dal semplice confronto sui prezzi finali, dice. In caso contrario, rischiamo di essere messi fuori mercato da chi produce a condizioni e con procedure che nella nostra società non sono tollerate».


