Le griffe, il marchio, la creatività degli stilisti sono, per le aziende che lavorano nel mondo del �fashion�, elementi insostituibili. Secondo le più recenti stime, il patrimonio intangibile nelle imprese con una capitalizzazione superiore a 800 milioni di euro rappresenta il 77,2% del valore di mercato complessivo. Nelle imprese a media e piccola capitalizzazione è, invece, il 59,7 per cento. Il problema che si pone è proprio valutare quanto vale un nome come Gucci, Bulgari o Louis Vuitton.
Al di là di questi meccanismi contabili, non si può negare che la valutazione de gli asset intangibili sia abbastanza aleatoria. Spesso entrano in gioco fattori difficilmente quantificabili. �Marchi come Gucci, Prada o Armani, fa notare Carlo Pambianco, presidente di Pambianco Strategie di Impresa, scontano una forte potenzialità rispetto ai nuovi grandi mercati che si stanno aprendo: basti pensare alla Russia o alla Cina. Paesi dove, ancora non c'è una significativa richiesta di beni di lusso, ma che in breve tempo vedranno crescere la domanda anche in questo settore. Essere già conosciuti, senza dover fare grandi investimenti pubblicitari è un vantaggio non da poco�. E questo vale soprattutto per quelle griffe e quei marchi di alta qualità che sono conosciuti in tutto il mondo. E' il requisito della notorietà geografica: uno dei vari criteri utili per definire il valore dell'asset intangibile del marchio.


