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Per il Gruppo Moncler un primo semestre flat a 1,2 mld. Cala la redditività

Di Redazione
23 Lug 2025
Per il Gruppo Moncler un primo semestre flat a 1,2 mld. Cala la redditività

Moncler Headquarter, Ph. Courtesy of Moncler

Moncler Group rimane stabile. Dopo aver superato le aspettative nel primo trimestre, il gruppo guidato da Remo Ruffini chiude il primo semestre 2025 con ricavi pari a 1,225 miliardi di euro, in crescita dell’1% a cambi costanti rispetto ai 1,230 miliardi registrati nel medesimo periodo dell’anno precedente ma in linea a cambi correnti.

A sostenere la performance sono i risultati del brand Moncler, che archivia la prima metà dell’anno con 1,039 miliardi di euro, segnando un incremento dell’1% a cambi costanti (in linea a cambi correnti). Le vendite di Stone Island registrano un calo dell’1% sia a cambi costanti che correnti, fermandosi a 186,7 milioni. Tuttavia, la contrazione ha rallentato il suo trend rispetto al -5% del primo trimestre, grazie a un secondo trimestre positivo (+6%) e buone performance nei canali dtc (+3%) e wholesale (+9% a cambi costanti, anno su anno) e nel mercato asiatico (+14 per cento).

Nel solo secondo trimestre il turnover del gruppo ha visto ricavi pari a 396,6 milioni, in calo dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2024. I marchi Moncler e Stone Island hanno registrato rispettivamente 317,2 milioni e 79,4 milioni. Un andamento generale che non soddisfa le aspettative del mercato, dove in mattina il player scivola con azioni in calo di quasi quattro punti percentuali (dopo un’apertura in flessione del 5%, al momento il titolo viaggia sui -3 punti percentuali).

Gli analisti – come riportato da Radiocor – , pur commentando che i numeri sono risultati abbastanza in linea con le attese, soprattutto rispetto ai ricavi, sono rimasti infatti delusi, sperando che Moncler potesse performare meglio e che il management esprimesse indicazioni più ottimiste per i mesi a venire. Mesi per cui, sottolinea l’agenzia, l’azienda non ha dato invece alcuna previsione. A sollevare la preoccupazione ci sono dunque, ancora una volta, le aspettative, con i flussi turistici (che rappresentano una parte cospicua delle vendite del gruppo, circa un terzo delle vendite in Giappone, e una percentuale superiore in Emea secondo Bernstein) che potrebbero continuare a soffrire, impattando negativamente sui conti. Sebbene la domanda interna in Nord America rimanga solida, essa rappresenta solo il 14% dei ricavi di Moncler nel primo semestre, hanno sottolineato gli analisti di Mediobanca, che inoltre hanno puntato l’indice sulle preoccupazioni espresse dal management per quanto riguarda i margini 2025, non assicurando che saranno elevati come in passato.

Per quanto riguarda il marchio Moncler, come evidenziato nel bilancio, il secondo trimestre ha visto un rallentamento (-2% a cambi costanti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), influenzato da una contrazione sequenziale nel canale dtc, che segna un -1% a cambi costanti. Tale flessione, precisa l’azienda, è stata causata da un contesto macroeconomico globale complesso e – come accennato – dalla decelerazione dei flussi turistici, che ha colpito in particolare le regioni Emea e il Giappone, mentre le Americhe hanno registrato una ripresa. Il calo più significativo arriva dal canale wholesale, che segna un -6% sia a cambi correnti che costanti.

Rispetto all’andamento di Stone Island, come anticipato, a far respirare il business è il mercato asiatico (che include Apac, Giappone e Corea) con 52,3 milioni di ricavi, in crescita del 14 per cento. Nel secondo trimestre la regione è cresciuta invece del 13%, “grazie principalmente alla continua solida performance della Cina e del Giappone”. Tutte le altre regioni hanno però il segno meno: il calo dell’Emea è del 5% mentre le Americhe scendono del 15 per cento.

Sul fronte della redditività, il gruppo ha registrato un calo dell’Ebit, che si attesta a 224,8 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 258,7 milioni dell’H1 2024, con una marginalità sui ricavi del 18,3% (contro il 21,0% dello stesso periodo dell’anno precedente). La causa principale di questa riduzione risiede in una diversa ripartizione delle attività di marketing tra il primo e il secondo semestre rispetto all’anno scorso. Il risultato netto si attesta invece a 153,5 milioni di euro, segnando un decremento del 14,7 per cento.

“Il primo semestre dell’anno ci ha ricordato ancora una volta quanto il mondo possa essere imprevedibile e complesso e quanto sia fondamentale per le aziende rimanere vigili e agili, continuando al tempo stesso a investire nei propri marchi”, ha commentato Remo Ruffini, presidente e AD del gruppo. “In questi momenti è cruciale concentrarsi sull’esecuzione della strategia con disciplina, rigore e flessibilità. Dobbiamo anche continuare a rafforzare i nostri marchi, puntando su creatività distintiva e una costante ricerca dell’eccellenza nel prodotto, mantenendo un legame forte con le nostre community. In un contesto di incertezze macroeconomiche, il nostro gruppo continuerà a operare con coerenza e resilienza, affrontando le sfide esterne come opportunità per il futuro”.

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