Quarto tonfo mensile consecutivo per l’export degli orologi svizzeri. Secondo quanto comunicato dalla Fédération de l’industrie horlogère suisse, infatti, a maggio le esportazioni di lancette elvetiche hanno segnato un -67,9% annuo a 655,6 milioni di franchi (614 milioni di euro), dopo il tracollo dell’81,3% di aprile e il -21,9% evidenziato a marzo. L’ultimo segno più nelle statistiche mensili risale a gennaio (+9,4 per cento).Questo l’andamento dei dieci mercati mercati di riferimento per il settore: Cina -54,6%, Hong Kong -68,8%, Germania -53,2%, Stati Uniti -79,2%, Giappone -74,2%, Emirati Arabi Uniti -56,3%, Italia -67,1%, Francia -76,7%, Singapore -74,8%, Corea del Sud -68,9 per cento.Nei primi cinque mesi del 2020, l’export di orologi rossocrociati è stato pari a 5,73 miliardi di franchi, il 35,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.La Fédération de l’industrie horlogère suisse ha definito maggio come “secondo mese di semi-paralisi” per le esportazioni. “Non è che nessuno voglia più acquistare orologi, ma nell’era post-Covid molte persone consumeranno meno, saranno più selettive”, ha dichiarato a ReutersFrancois-Henry Bennahmias, CEO di Audemars Piguet, che non ha nascosto i suoi timori per quanto sta accadendo negli Stati Uniti, principale mercato per la maison nata nel 1875. Joris Engisch, numero uno del produttore Singer, ha invece portato l’attenzione sulla riduzione dei flussi turistici e sulla conseguente riduzione dello shopping internazionale per molti big spender: “La metà di tutti gli orologi che vendiamo – ha spiegato Engisch a Reuters – vanno a clienti cinesi e questi non ricominceranno a viaggiare molto presto”