La battaglia degli inventari può essere vinta. Un segnale in questo senso arriva da uno dei più grandi gruppi di abbigliamento al mondo, l’americana Nike. Il brand di sportswear ha evidenziato un tasso di crescita dei ricavi a doppia cifra, cui si contrappone un deciso rallentamento della crescita delle rimanenze, vero spettro del settore nel 2018.
Nike ha presentato i conti relativi al secondo trimestre dell’esercizio 2018-2019 lo scorso dicembre, registrando ricavi in aumento 10% annuo a 9,37 miliardi di dollari (circa 8 miliardi di euro), sopra le stime degli analisti per 9,18 miliardi di dollari. Il fatturato in Nord America è cresciuto del 9% annuo a 3,78 miliardi. Gli utili del gruppo guidato da Mark Parker sono saliti a 847 milioni da 767 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, o a 52 centesimi per azione da 46 centesimi contro attese per 45 centesimi.
Le cifre mostrano che l’incremento delle vendite dell’azienda ha superato l’incremento dell’inventario: al 30 novembre scorso, infatti, le giacenze di Nike hanno toccato i 5,38 miliardi di dollari, in progressione dell’1% rispetto ai 5,32 miliardi del corrispondente periodo del 2017. Il +1% rappresenta inoltre un rallentamento rispetto al +6% al 30 novembre 2017, che a sua volta si confronta con il +9% del q2 2017 (quindi al 30 novembre 2016 sul corrispondente periodo del 2015).
Nike riesce a rallentare la crescita dei suoi inventories anche impostando il confronto sui 12 mesi: se il full year 2016 ha visto le giacenze aumentare del 12% (a 4,8 miliardi di dollari), l’esercizio fiscale 2017 è sceso a un +4 per cento. Quest’ultimo trend (+4%) è stato confermato anche nei 12 mesi al 31 maggio 2018.
Non è un caso, dunque, che le azioni del colosso guidato da Mark Parker siano passate, negli ultimi 12 mesi, dai 64,38 dollari agli 81,51 dollari (+26,5 per cento). E che, dall’inizio del 2019 il titolo abbia guadagnato 10 punti percentuali. La gestione degli inventari è stato uno dei temi esplosi nel 2018 per l’intero settore della moda, in modo particolare per sportswear e low cost, ambiti a maggior circolo di volumi. Un incubo non solo in termini di costi economici (valore immobilizzato), ma anche, e sempre più, in termini di costi di riciclo e di immagine. Per gli investitori, la riduzione delle rimanenze di magazzino assume oggi un significato più positivo che mai.



