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Campara, la “perfetta imperfezione” di Golden Goose

Di Sabrina Nunziata
05 Dic 2018
Campara, la “perfetta imperfezione” di Golden Goose

“Eccellenza artigiana di Venezia”. Sono queste le parole con cui il CEO Silvio Campara, intervistato da Enrico Mentana sul palco del 23° Fashion & Luxury Summit Pambianco-Deutsche Bank, descrive il marchio di sneakers Golden Goose Deluxe Brand. Una realtà ormai di richiamo mondiale, ma ben radicata nel proprio territorio d’origine dove, l’anno prossimo, aprirà la sua prima scuola in cui verrà trasmesso il proprio “saper fare”.

Perché, secondo lei, il vostro prodotto ha avuto questo successo?
Per il concetto della perfetta imperfezione. Nel momento in cui la creatività inizia il suo processo, il rischio è quello di far arrivare distorta l’emozione che inizialmente ha dato vita all’idea. Golden Goose, invece, ha la fortuna di arrivare direttamente al consumatore finale che definiamo lover, in quanto ciò che avviene con lui è una customizzazione partecipata.

In che modo?
Attraverso l’utilizzo stesso dell’item, quindi vivendolo. Pensi che, normalmente, nel mercato delle sneakers ogni soggetto acquista circa 1,3/1,6 item, mentre nel caso di Golden Goose le persone arrivano fino a quattro item l’anno.

Parliamo quindi di fidelizzazione forte.
Di più, infatti la cosa bella è che non sta a noi definire chi siamo, ma lo lasciamo fare agli altri. Ad agosto mi trovavo a Huston e, da Neiman Marcus, la commessa mi ha detto “you’re not a brand, you’re a cult brand”. Questo vuol dire che non siamo più nell’orbita del fashion, ma che siamo diventati un’icona, e questo è interessantissimo per un brand che oggi ha ancora un fatturato piccolissimo per quello che è il potenziale.

I numeri che vi caratterizzano non sono però piccoli.
Siamo partiti cinque anni fa, prendendo in mano l’azienda che faceva cinque milioni di fatturato e quest’anno arriviamo circa a 180 milioni. In questi anni, abbiamo mantenuto una crescita media annua ponderata del 37% e un ebitda del 30/32 per cento.

Conservate gelosamente il fatto di fare solo alcuni prodotti?
Noi siamo estremamente ambiziosi, ma la nostra ambizione non passa dall’aumentare le categorie di prodotti, ma dall’essere sempre più rilevanti nella nostra, che fino a cinque anni fa nemmeno esisteva. I nostri acquirenti si chiedevano quanto sarebbe durato il fenomeno, e la risposta l’abbiamo in cinque anni di crescita al 40 per cento. E nel fatto che siamo stati i primi a creare la sneakers di lusso (anche se noi preferiamo definirci “eccellenza artigiana di Venezia”), ma oggi non c’è brand del lusso che non le abbia.

Perché si è creata questa ‘dittatura’ delle sneakers?
Perché la gente vuole essere comoda, che non è una cosa banale. La bravura di un brand sta anche nel rimanere agganciato alla realtà. Colossi come Nike o Adidas hanno contribuito al cambio del costume, liberando le persone dal bisogno di essere dentro uno status symbol in favore della self conscious, e Golden ha beneficiato di questo passaggio.

Avere successo vuol dire anche produrre di più. Dove lo fate?
Riviera del Brenta tutta la vita. Siamo molto legati al nostro territorio. L’anno prossimo apriremo la prima scuola di Golden Goose a Marghera, in cui insegneremo il nostro saper fare, visto che le sneakers sono tutte fatte a mano ed è una tradizione che non va persa.

di Sabrina Nunziata

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