Un azionista di Lululemon ha accusato il board e alcuni executives del brand canadese di non essere del tutto ‘senza macchia’ rispetto agli episodi che hanno portato all’allontanamento dell’ex CEO, Laurent Potdevin. A entrare nel merito della vicenda è stato il portale The Fashion Law, che riferisce come David Shabbouei, stockholder di Lululemon, abbia denunciato alla corte del Delaware il comportamento di alcuni manager dell’azienda, rei di non aver rispettato appieno i loro doveri verso gli azionisti, chiudendo un occhio di fronte al perpetrarsi di pratiche sessiste e discriminatorie.
Lo scorso febbraio, Lululemon ha diffuso una nota ufficiale con cui annunciava che Potdevin, in precedenza al vertice di gruppi come Toms e Burton Snowboards, era stato costretto alle dimissioni per un comportamento “non in linea con gli standard di condotta e integrità previsti dall’azienda” in riferimento al rispetto dei dipendenti. Al momento del suo addio all’azienda, alcuni report avevano dimostrato la creazione, da parte del CEO di origini svizzere, di un “ambiente di lavoro tossico” e “machista”.
Secondo Elizabeth Torphy-Donzella, esperta di cause aziendali per Shawe Rosenthal LLP, il movimento #MeToo starebbe spostando la lente anche sui consigli di amministrazione dei grandi gruppi, “tradizionalmente restii” a essere coinvolti in questioni relative al personale aziendale. “Ora – ha spiegato Torphy-Donzella a The Fashion Law – vengono poste domande sul fatto che le loro azioni o inazioni riguardanti le molestie sul posto di lavoro costituiscano effettive violazioni del dovere fiduciario”. Le reazioni del board alla denuncia di episodi di molestie da parte di top executives sarebbero infatti alla base di cause collaterali a questi episodi, dove emergerebbe che il CDA è spesso “volontariamente cieco” rispetto a episodi di cattiva condotta che danneggiano l’intera azienda e i suoi azionisti.



