Milano si candida a capitale italiana del vintage. A dirlo sono i dati della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, che ha pubblicato una overview sul settore del vintage e dell’usato nella moda. Quest’ultimo, si legge su Il Giornale, “negli ultimi 5 anni è cresciuto del 30% solo nel capoluogo lombardo: oggi conta ben 150 negozi, mentre in Lombardia sono 329 (5 anni fa erano 277), e in Italia 1964”. L’interesse per collezioni, capi e oggetti con almeno 20 anni di storia (questa, appunto, la definizione di vintage) non si riguarda solo i negozi, ma anche mercatini, fiere e percorsi di studi (allo Ied è stato istituito un corso di Vintage system, il primo in Europa). Diversi i quartieri di Milano interessati dal fenomeno, da Brera ai Navigli, mentre la via con la più alta concentrazione di negozi vintage sarebbe Gian Giacomo Mora, alle spalle delle Colonne di San Lorenzo.
La ‘febbre da vintage’ del capoluogo lombardo si lega alla crescita del più ampio segmento dell’usato, identificato come uno dei driver di crescita del business luxury dei prossimi anni e che a New York si è già tradotto nell’esplosione di temporary store dedicati. Secondo il reseller digitale ThredUp il mercato dell’apparel di seconda mano è in espansione e, con ogni probabilità, crescerà più velocemente di altri segmenti retail nei prossimi dieci anni. Nel 2022 il valore di questo mercato dovrebbe toccare i 41 miliardi di dollari (33 miliardi di euro) a livello globale.



