
Alla vigilia di VicenzaOro Fall, il salone orafo internazionale che dal 7 all’11 settembre accoglierà in Fiera di Vicenza 1.200 brand da 30 Paesi e i top buyer italiani e internazionali, arrivano segnali positivi per il gioiello made in Italy. Secondo i dati del Club degli Orafi, nei primi cinque mesi del 2013 il fatturato delle aziende italiane dei settori gioielleria e bigiotteria è cresciuto del 3,8%, con un incremento in quantità e dell’export.
Ed è proprio l’export a segnare la ripresa più significativa. Le esportazioni di preziosi tricolori nel secondo trimestre 2013, secondo una ricerca condotta dal Polo scientifico didattico studi sull’impresa di Vicenza, sono aumentate del 6% in valore e del 2,6% in quantità. I primi due mercati di sbocco, Emirati Arabi e Svizzera, assorbono oltre il 40% del totale mentre al terzo posto a sorpresa è salita la Turchia. In robusta ripresa anche la domanda di gioielleria in oro a livello globale, incrementata del 37% in quantità e del 20% in valore, con in testa le crescite in Cina (+51% in quantità e +54% in valore) e in India (+33% in quantità e +35% in valore). Una tendenza positivamente influenzata anche dal forte calo (-12%) delle quotazioni dell’oro nei primi mesi del 2013.
Unica nota dolente, in uno scenario favorevole, è il fatto che l’Italia non riesca a intercettare le opportunità nei due grandi mercati emergenti. “Cina e India – ha dichiarato al Sole24Ore Augusto Ungarelli, presidente del Club degli Orafi – ci restano precluse sia per questioni di dazi doganali sia di differenze culturali”. Solo le grandi aziende strutturate dal punto di vista finanziario, di prodotto e di know-how, sanno imporre il proprio marchio in questi mercati. Le statistiche sulle prospettive del lusso al 2020 ci dicono che a crescere maggiormente, raddoppiando la propria quota dal 20% al 40%, saranno i grandi brand”.



