Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda, descrive il fenomeno della diffusione del prét-à-porter italiano fra i russi.
Si può dire che i marchi italiani hanno una buona accoglienza?
Adesso il mercato russo è più attratto dai capi che fanno più glamour, dove lo stile è più facilmente riconoscibile, più aggressivo. Col tempo questo gusto diventerà più raffinato, premiando uno stile meno gridato, trasferendosi verso altre griffe ormai consolidate nel mondo e riconosciute come classiche.
Lei non vuol far nomi, ma quando si parla di moda più glamour il pensiero corre subito a Versace, Cavalli, Dolce & Gabbana. Tanto per citarne tre dalle creazioni più aggressive, mentre fra i classici vengono subito in mente nomi come Armani, Ferrè, Biagiotti. Un mercato in evoluzione quindi… con quali prospettive?
Fra i mercati affluenti è quello che si evolve e cresce più rapidamente, ricco com'è di concretezza, di gusto e di denaro. Per la moda italiana, anche se meno vasto per numero di utenti, è ancora più interessante della Cina.
E gli investimenti fatti dai nostri stilisti per aprire flagship shop, boutique, in città importanti come Mosca o San Pietroburgo, stanno dando un ritorno economico?
Non si hanno dei dati particolareggiati, tuttavia posso affermare che oltre a dare un ritorno locale costituiscono uno strumento di comunicazione e di marketing ancor prima che di vendita di enorme valore di immagine. Senza di questi e senza la grande attrattiva dello stile di vita italiano, la seconda lingua parlata nel quadrilatero milanese in questi giorni non sarebbe il russo.
Estratto da Economy de 9/03/07 a cura di Pambianconews


