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Ferragamo, quando lo stile unisce economia e cultura

Di pbadm
26 Gen 2007

«Il turismo è una miniera e i beni culturali ne alimentano il filone più ricco». Ferruccio Ferragamo, presidente del gruppo familiare delle scarpe e della moda, che in prospettiva ha deciso di guardare alla quotazione, 600 milioni di ricavi e 2mila dipendenti, parla delle città d'arte per esperienza diretta: il padre, Salvatore, negli anni '30 del secolo scorso decise infatti di trasferire a Firenze la propria attività di “calzolaio delle stelle”, già al top tra i divi di Hollywood, per puntare su un luogo che oltre a offrire manodopera qualificata avesse anche un richiamo internazionale, lui che da giovane emigrante originario della provincia di Avellino aveva fatto fortuna negli Stati Uniti. «La scelta è stata vincente», puntualizza Ferruccio.


Arte e business possono dunque andare d'accordo?
Naturalmente, e talvolta possono anche coincidere. Nel caso nostro, è stata vincente la mossa di puntare su un nome che era ed è tutt'ora un marchio di grandissima forza a livello mondiale. Questo vale per Firenze come per la Toscana: attaccare a un prodotto il marchio “made in Italy” è già un vantaggio competitivo nel campo della moda e dell'abbigliamento, aggiungerci anche il “made in Tuscany” e il “made in Florence” rappresenta un peculiarità ulteriore.


Quanto incidono i turisti nelle vendite dei vostri negozi?
Oltre il 50%. Ad acquistare non sono solo gli stranieri, ma anche i viaggiatori italiani. In sostanza, l'andamento del settore turistico influenza direttamente il giro d'affari dei beni di lusso. In tutto il mondo. Il turismo è una autentica miniera per l'economia di un Paese e di un territorio.


Il gruppo Ferragamo è da tempo impegnato sul fronte dei beni culturali: con sponsorizzazioni, attraverso la partecipazione a Firenze musei, gestendo un punto vendita diretto agli Uffizi e a Pitti, e di recente con l'adesione alla Fondazione Palazzo Strozzi, sempre nel capoluogo toscano. Pensate ad altre iniziative?
Siamo anche tra i soci sostenitori del Guggenheim. E per il futuro, dipenderà delle opportunità. L'ingresso dei privati nella gestione del patrimonio culturale è senz'altro positiva e noi siamo pronti a fare la nostra parte.


Avete anche un museo del gruppo.
Sì, e da poco l'abbiamo trasferito al piano terra di Palazzo Spini Feroni, in modo che sia accessibile al pubblico, pagando un biglietto che serve a finanziare una borsa di studio del Polimoda. Nel museo c'è la nostra storia, ci sono le scarpe che hanno fatto la fortuna del marchio Ferragamo e segnato la moda di un'epoca. Alcuni esemplari tra poco avranno cento anni.


Estratto da Il Sole 24 Ore del 26/01/07 a cura di Pambianconews

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