
«Sono qui per riprendere a crescere a livello internazionale, tornando a spingere sugli investimenti in ricerca, comunicazione e negozi». Aldo Nicola Aramini (nella foto) è il nuovo direttore generale di Finduck, la holding bolognese del marchio Mandarina Duck. I fondatori (nel 1977) del gruppo, Paolo Trento e Pietro Mannato, gli hanno affidato le redini operative che erano nelle mani di Mireia Lopez Montoya, che ha deciso di prendere altre strade dopo aver risanato l'azienda negli ultimi due anni e mezzo. L'azienda punta a raggiungere i 90 milioni di fatturato, più 20% rispetto al 2005.
Insomma, rilancio ormai riuscito per Mandarina?
La cura è stata pesante, ma non è stata fatta solo di tagli e passi indietro, come la rinuncia al comparto abbigliamento. Il gruppo ha aperto nuovi mercati, Stati Uniti e Far East, ed è stata creata la divisione licenze: siamo alla quarta stagione, con marchi di prestigio come l'americano Tommy Hilfiger e la Mini (gruppo Bmw). E stiamo in fase conclusiva per chiudere due altri contratti con importanti marchi di caratura mondiale che saranno in distribuzione e in produzione dal 2008.
L'obiettivo di Aramini?
Quello di spingere sul posizionamento internazionale del marchio e di investire il 10% annuo del fatturato tra comunicazione, ricerca e negozi. Anche i punti vendita di Mandarina Duck, un centinaio di cui il 35% controllati direttamente, dovrebbero aumentare del 60-70% nel giro dei prossimi tre anni.
E le licenze Mandarina?
Oggi è scaduta quella degli orologi con Seiko, e siamo alla ricerca di un nuovo partner. Ci sono poi quelle di occhiali (con Visibilia) e profumo (con Idesa). Ma il vero sogno è replicare la collaborazione con Yohji Yamamoto. E fare di Mandarina un polo strategico della creatività.
Estratto da Finanza & Mercati del 21/11/06 a cura di Pambianconews


