
Scatto in avanti del lusso made in Italy, anche se i big esteri battono ancora il Belpaese, soprattutto sugli utili. Un trend confermato, bilanci alla mano, dall'ultima analisi di Pambianco Strategie di Impresa su 36 campioni del lusso italiani (L'analisi non comprende il bilancio di Valentino FG in quanto la società è stata costituita nel 2005, né di Dolce e Gabbana, i cui dati ufficiali non sono ancora tutti disponibili, chiudendo l'esercizio a fine marzo), messi a confronto con otto colossi internazionali.
Per quanto riguarda le aziende nostrane, il fatturato complessivo del comparto è stato pari nel 2005 a 10.507 milioni di euro (+7,4% sul 2004). Sale anche il margine operativo lordo (ebitda) passato dal 12,2 a114,4% sui ricavi, con un utile netto in forte miglioramento dal 2,8 al 5,2%. Stabili gli oneri finanziari che passano dall'1,6 all'1,7%. In crescita invece tutti gli indici di redditività, Roe in testa (rapporto tra reddito d'esercizio e capitale netto), balzato dal 5,2 all'8,7%. Buona la patrimonializzazione delle aziende che è pari al 56,1%, quando solo due anni fa quotava a 148,8%. «Per il 2006, spiega Carlo Pambianco, prevediamo un fatturato di settore ancora in crescita del 6-8% e utili netti a +1-1,5% sull'anno scorso».
Con 1.428 milioni di euro Armani è il gruppo più grande per fatturato, seguito da Prada (1.335 milioni), Max Mara (1.088), Bulgari (919) e Valentino FG (882 il dato si riferisce principalmente al secondo semestre, in quanto la scissione ha avuto efficacia dal 1° Luglio 2005 e fino a tale data la Valentino Fashion Group Spa non era ancora operativa). Chi guadagna di più è invece Canali, gruppo dell'abbigliamento di Sovico, in provincia di Milano, con utili pari al 13,7% dei ricavi, prima di Dolce & Gabbana (13,4%), Pomellato (12,9%), Bulgari (12,7%) e Armani (10,8%). Chi cresce con più convinzione a livello di ricavi è invece Renè Caovilla, con un +35,1% nel 2005.
Le otto aziende del lusso estere prese in considerazione dall'analisi di Pambianco hanno ricavi paria quasi tre volte le 36 italiane: 28.092 milioni di euro (+12,7% sul 2005), con un ebitda del 22,2% e utili netti del 14,3% (anche qui, quasi tre volte le italiane). In termini assoluti, invece, i profitti del settore sono pari a 4.022 milioni di euro, oltre 7 volte i gruppi nostrani, che hanno macinato 542 milioni di euro. «Il fatto che le multinazionali estere facciano così tanti utili rispetto alle italiane è dovuto a due ordini di fattori, conclude Carlo Pambianco: il primo è da ricercarsi nelle loro dimensioni, visto che in questo campo le grandi riescono a mettere in gioco più sinergie. Il secondo motivo di una maggiore profittabilità dei big sta anche nel fatto che oggi vince chi punta sul lusso sempre più “estremo”».
Le top tre estere per fatturato sono Lvmh (13.910 milioni di euro), Richemont (4.308) e Polo Ralph Lauren (3.095).
(Nella foto Eugenio Canali, presidente di Canali).
Estratto da Il Sole 24 Ore del 20/10/06 a cura di Pambianconews



