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La controffensiva del tessile Cina e India perdono terreno

Di pbadm
12 Giu 2006

Dopo un 2005 difficile il tessile piemontese comincia a risalire la china. La crisi e la concorrenza asiatica, in testa Cina ed India, hanno colpito il settore moda in maniera violenta. Settore che ormai si concentra per il 90% tra il Biellese e il Verbano, dove la produzione è aumentata dell'1,4%. Il resto è distribuito tra Novara, Torino e Cuneo. «Prima del 2001 il distretto era formato da 25 mila imprese, dice Ermanno Rondi, presidente dell'Unione industriale biellese, ora siamo a quota 19.500. È in atto una profonda ristrutturazione, ma il sistema ha saputo reagire».


Il vero centro della moda rimane il distretto di Biella che vanta nomi come il gruppo Zegna, Piacenza e Loro Piana. Altri sono scomparsi. Uno su tutti la Fila, venduto tre anni fa da Hdp ad un fondo americano che ha chiuso la storica sede di Biella, ha ridotto drasticamente il personale, trasferendo nell´hinterland milanese gli uffici. «Si tratta del caso simbolo, dice Dino Avalle, segretario della Filtea-Cgil territoriale, il 2005 è stato ancora un anno nero con oltre 1.400 esuberi su un numero di addetti che oscilla intorno ai 5 mila. Una trentina di aziende hanno cessato l´attività, le filature sono praticamente scomparse. Ora si intravede una leggera tendenza al miglioramento, ma a livello occupazionale non c´è stato ancora un riscontro».


In questi quattro anni, però, si è evitato il crollo verticale: «Merito della concertazione – dice Avalle – di un confronto con gli imprenditori per gestire al meglio la crisi». Molte le iniziative comuni, a partire dalle riunioni per difendere il “made in Italy” dalla concorrenza asiatica, per chiedere l´introduzione di marchi a tutela delle produzioni. «Sul “made in Italy” non ci rassegniamo e partiremo con una nuova campagna – dice Rondi, numero uno degli imprenditori – il momento è delicato, c'è un ritorno degli acquisti in occidente, causato da una caduta del servizio e della qualità dei cinesi. Bisogna sfruttarlo. Bisogna innovare». Il presidente dell´Unione industriale punta al modello “Zara”, la catena spagnola dell´abbigliamento. «Fino al 2000 bastava saper produrre bene, ora bisogna far marketing, lavorando sul commerciale e sui servizi. Il sistema sta reagendo in questo senso. Le consegne prima si facevano a 120 giorni, ora si è scesi sotto i 40. Le collezioni devono cambiare di continuo, realizzando piccoli lotti, sullo stile Zara».


Estratto da Affari&Finanza del 12/06/06 a cura di Pambianconews

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