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Pitti Immagine Uomo, la moda maschile si rilancia con la tecnologia

Di pbadm
09 Gen 2006

L'abbigliamento maschile è in ripresa dopo tre anni negativi, il 2005 si è chiuso con vendite in aumento dell'1,5% a 7.1 miliardi di euro, dei quali 5,1 miliardi derivano dall'export che è aumentato soprattutto verso gli Stati Uniti, il Giappone e la Russia. Come spiega Lapo Cianchi, direttore della comunicazione di Pitti Immagine: «Il mercato interno è rimasto sostanzialmente fermo, i consumi sono stazionari ed è difficile azzardare ipotesi di ripresa. A trainare il settore maschile più che il mercato interno è l´esportazione che in Europa però subisce il calo del mercato stagnante tedesco, pur restando la Germania per noi un importantissimo sbocco». In particolare, stando ai dati rilevati da Smi-Ati, «i movimenti più consistenti si registrano nelle fasce alte. La moda maschile italiana si sposta sempre di più verso questo target».


A Firenze, dove sta per cominciare la sessantanovesima edizione di Pitti Immagine Uomo, come spiega Agostino Poletto: «Quella del 2006 è un´edizione molto particolare, caratterizzata da una parte dall´utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate per quanto riguarda i materiali, e dall´altra da un ritorno della moda alle sue origini, dal recupero di un passato storico rivisto in chiave contemporanea». Tra le novità della kermesse fiorentina ci sarà “Welcome”: «Un progetto espositivo dedicato alla street culture, un salone evento che vuole dimostrare come la cultura nata dalla strada è più che mai viva e propositiva, fonte di ispirazione per arte, musica e moda».


Tornando ai dati economici, per quanto riguarda le esportazioni di tutto il settore abbigliamento e tessile, l´Italia sta recuperando negli Stati Uniti, cresce in Russia e nel Far East. Male la situazione in Europa, dove gli unici aumenti sono registrati in Spagna con una crescita del 6%, a fronte di un mercato tedesco ancora in calo (-5%) ed una stagnazione di quello francese (-1.2%). Ottimo l´export verso la Svizzera, aumentato del 14,6%. In termini di fatturato l´industria tessile italiana è in perdita dal 2002 (45.889 milioni di euro), e nel 2005 ha raggiunto 41.307 milioni scendendo di un 2.9% rispetto all´anno precedente. «E´ però da sottolineare, spiega Lapo Cianchi, uno sforzo delle imprese italiane per consolidare la propria leadership nelle fasce di mercato a maggior valore aggiunto. Le imprese hanno investito il 3,5% del fatturato ripartendolo tra rinnovo degli impianti, ampliamento della rete commerciale e distributiva, campionari ed innovazione tecnologica». Il grande competitor rimane la Cina, fortissima nell´export verso l´Italia con abbigliamento femminile e pantaloni: «Ci sono parecchie difficoltà per le imprese connesse al boom delle importazioni cinesi. La Cina nel primo semestre 2005, ha incrementato i suoi quantitativi del 2000% circa. Tutti i restanti paesi fornitori dell´Italia ne hanno risentito negativamente, alcuni in modo drammatico, come la Romania (-10.3%), mentre Turchia ed India, pur scontando un forte differenziale verso la Cina, sono comunque riusciti ad aumentare i flussi verso l´Italia».


Estratto da Affari&Finanza del 9/01/06 a cura di Pambianconews

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