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Così Pinault ha liquidato i capi Gucci

Di pbadm
01 Apr 2005

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Con la partenza di Oliver Yang, il direttore generale per l'Europa e il Mediterraneo, sono diventati 36: praticamente da quando il gruppo Gucci è passato sotto il controllo della famiglia Pinault, l'intera prima linea di manager e creativi è stata azzerata. Senza contare il terremoto avvenuto in cima alla catena di comando, e cioè all'interno di Pinault-Printemps-Redoute, la conglomerata a cui fa capo la maison di lusso fiorentina, con l'arrivo di François-Henri Pinault (nella foto), l'erede del fondatore, e la partenza del vecchio presidente Serge Weinberg.



 


 






 



Un ingresso che è stato accompagnato da un improvviso mutamento di stile che ha messo in discussione anche la presunta indipendenza nella gestione Gucci, che il nuovo presidente e ad Robert Polet, chiamato a sostituire Domenico De Sole dopo l'Opa da 7,2 miliardi lanciata dai francesi due anni fa, ha invece sempre tenuto a ribadire. E che soprattutto fa apparire meno incrollabile la strategia multimarchio annunciata appena pochi mesi fa. “Per tre anni non faremo investimenti, ma non venderemo nessun marchio in portafoglio», aveva promesso Polet ancora a metà dicembre, quando Weinberg appariva saldo in sella.


Estratto da Il Mondo del 1/04/05 a cura di Pambianconews

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