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Finpart, al via il piano industriale

Di pbadm
10 Mag 2004

Si apre oggi una settimana importante per Finpart, probabilmente decisiva. E che avrà, se le attese saranno rispettate, due snodi importanti: l'approvazione del piano industriale che sancirà il ritorno di Finpart a un ruolo di holding finanziaria e non più industriale e l'uscita definitiva di Gianluigi Facchini (già dimessosi dalla carica di amministratore delegato) anche dall'azionariato. A rilevare il suo pacchetto dovrebbe essere lo stesso Gianni Mazzola, presidente del gruppo e azionista con (fino a oggi) una quota del 12,883%, che dovrebbe in questo modo andare a sfiorare (ma non a raggiungerlo) il tetto limite Opa del 30% del capitale. Sotto il profilo dei passi formali oggi si svolgerà il consiglio di amministrazione e mercoledì l'assemblea degli azionisti. Ad attendere le mosse della società sono in molti, dalla consob alla società di revisione Kpmg (che non ha certificato il bilancio), fino, naturalmente, ai possessori dei bond del gruppo, soprattutto Cerruti (200 milioni di euro di ammontare).

Il progetto di ridare a Finpart il suo ruolo iniziale era già stato anticipato da Mazzola nella relazione al bilancio 2003 e verrebbe realizzato attraverso la concessione in licenza dei marchi (possibilmente anche con l'affitto dei rami d'azienda, come nel caso degli stabilimenti milanesi di Cerruti). In questi mesi si sono fatti diversi nomi. Per Cerruti le trattative più serie sono state portate avanti con Marzotto, Corneliani, Nuova Facis, Tombolini, ma si era fatto anche il nome di Zegna. Mentre su Pepper c'è da tempo un interessamento reale del fondo LCapital, al cui capitale partecipa il gruppo francese Lvmh.

In secondo luogo, il bond. Come è noto Finpart ha bond come holding (una tranche da 11,5 milioni di euro in scadenza a luglio 2004 di un prestito emesso nel '98) e soprattutto per Cerruti (200 milioni, scadenza il 27 luglio di quest'anno). Ebbene sul mercato circola un'ipotesi: si dice che Mazzola e fondi a lui vicini starebbero o potrebbero presto ricomprare una parte del bond Cerruti. Duplice lo scopo: trattando l'obbligazione un prezzo molto basso, Mazzola può risparmiare un po' e allo stesso tempo potrebbe voler puntare a raggiungere il quorum necessario per determinare nell'assemblea degli obbligazioni un riscadenzamento del prestito. Va detto che questa ipotesi di un rastrellamento in atto viene smentita con decisione da Mazzola («falsità») che, a proposito del bond Cerruti, si limita a dire che «affronteremo il problema dopo che sarà stato approvato il piano strategico».

Estratto da CorrierEconomia del 10/05/04 a cura di Pambianconews

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