«Toglieteci tutto ma non la nostra creatività e la nostra conoscenza del settore» dice Marcello Binda, parafrasando il noto slogan pubblicitario. Amministratore delegato del gruppo omonimo che opera nell’orologeria da quasi un secolo, Binda è orgoglioso della tradizione della sua azienda nella distribuzione di marche. «Da una decina d’anni abbiamo la proprietà di Wyler Vetta e Breil, che vendiamo in tutto il mondo. Breil è la nostra scommessa, vinta alla grande nel 1993, grazie anche a una campagna promozionale di grande effetto».
Come siete riusciti?
«Siamo un’azienda che ha sempre cercato di sviluppare proprie idee concretizzandole in un prodotto. Grazie a queste caratteristiche, sette anni fa abbiamo iniziato a distribuire anche Seiko. Per i giapponesi noi siamo “un’antenna”: in posizione privilegiata, perché l’Italia è il mercato dove si sviluppano le mode e le tendenze. Quando abbiamo iniziato la collaborazione, il Giappone ha capito subito di avere un interlocutore in grado di distinguere immediatamente le mode effimere da quelle durature».
I vantaggi per Seiko?
«I giapponesi sono bravissimi nel fare piani a lunghissimo termine, ma non sono altrettanto bravi nel modificare rapidamente strategie e modo di lavorare».
Il vostro intervento?
«La nostra ‘’antenna’’ ha cercato di far capire loro quali siano i punti deboli della collezione e, nello stesso tempo, di avviare un dialogo sulle strategie. Magari modificando in corsa alcuni prodotti per adattarli meglio alle esigenze del mercato».
E ci siete riusciti?
«Direi di sì, abbiamo ottenuto di sviluppare alcuni modelli solo per il nostro mercato, cioè realizzati per noi».
Come vede il futuro, grigio o rosa?
Bisogna fare una distinzione: come azienda siamo in grande crescita perché continuiamo ad aggiungere novità. Abbiamo chiuso il 2002 con un fatturato di 150 milioni di euro e quest’anno prevediamo di superare i 180. Però la situazione è complessa. Nel settore qualcuno è messo in posizione difficile e non riesce a cambiare le regole del gioco».
E il 2004?
«Credo che ci saranno segnali più positivi. Tutti hanno capito che il mercato si è evoluto. Oggi bisogna parlare al consumatore in un altro modo perché lo stesso consumatore è diverso».
Estratto da Corriere della Sera del 21/11/03 a cura di Pambianconews


