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Lo stile made in Italy prende forma tra Shangai e Hong Kong

Di pbadm
17 Nov 2003

Nel distretto pratese Lineapiù di Giuliano Coppini è tra le imprese che hanno fatto dell’innovazione il loro cavallo di battaglia. «Da anni, dicono in fabbrica, facciamo ricerca e sviluppo per fare in modo che i nostri filati per maglieria siano sempre un passo avanti rispetto ai concorrenti». Ma adesso l’azienda pratese è un passo avanti, anche su un altro fronte: il rapporto commerciale con la Cina, bestia nera di tutti i produttori del made in Italy. Da quattro anni a questa parte, Lineapiù ha stretto una partnership con una delle più importanti tintorie di Shangai. «E’ importante essere presenti là fisicamente, dice ancora Coppini, poiché la Cina è un mercato produttivo in forte espansione, e presto diventerà anche un buon compratore». Non a caso l’azienda pratese, che oggi fattura 145 milioni di euro, fornendo le firme più importanti del fashion internazionale, ha aperto due uffici operativi, a Shangai e a Hong Kong.


Sulla stessa lunghezza d’onda Renzo Guazzino, fondatore e guida del Gruppo Sartoriale Italiano (23 negozi tra diretti e in franchising, che sotto l’insegna Sartoria al Corso distribuiscono total look maschile firmato Montezemolo), che già cinque anni fa ha deciso di fare business in Cina. «Si respira un’aria di fermento e attività, racconta , che ti dà la sensazione di grandi aperture e opportunità. Così insieme a un altro produttore di filati pratese, nel 1998 abbiamo aperto uno show room a Shangai». Due anni dopo le loro strade si dividono e Guazzini in partnership con un distributore locale apre tre negozi Montezemolo (due a Shangai e uno a Wenzhou, città di provincia, ma ricca), posizionati in quartieri differenti per cultura e capacità di spesa.


«Una scelta molto ponderata, spiega ancora l’imprenditore pratese, finalizzata a capire dove posizionarci». A distanza di un paio di anni la risposta è chiara. «Le nostre collezioni, concludono in azienda, devono avere vetrine nelle vie dello shopping di grandi città, come Shangai, Pekino e Nanchino; dove esiste un ceto sociale di possibilità economiche elevate e che si vuole distinguere dalla massa. E da quelle parti il made in Italy è ancora un must». Bene lo sanno i partner che stanno trattando con il Gruppo Sartoriale Italiano per aprire catene di negozi Montezemolo nel cuore dell’Impero Celeste.


Estratto da Affari & Finanza del 17/11/03 a cura di Pambianconews

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