Cerruti Baleri, sperimentare per crescere

Nel 2004 Nino Cerruti, del Lanificio Cerruti, diventa azionista di maggioranza di Baleri Italia con lo scopo di sviluppare nuovi progetti anche alla luce della sua esperienza nel settore del tessile e della moda. In breve tempo, Nino Cerruti acquisisce completamente Baleri Italia creando un nuovo gruppo manageriale e una nuova azienda, la “Cerruti Baleri”, che ha presentato la sua ultima collezione a Maison&Objet lo scorso gennaio.
Abbiamo incontrato Nino Cerruti che ci ha spiegato l'importanza di aprirsi a nuove realtà per crescere e ci ha raccontato della sua esperienza nel mondo del design con un occhio, però, sempre rivolto al tessile.


Dopo tanti anni dedicati al mondo del tessile e della moda, cosa l'ha spinta ad entare nel mondo del design?
E' stata in parte una scelta e in parte un cambiamento necessario dal momento che c'erano altre strade che non potevo più percorrere, specificatamente quelle connesse con la moda a seguito della cessione della nostra azienda. Il mondo del design ha pochi punti in comune con la moda sul piano tecnico ma ne ha tantissimi sul piano emotivo. Se la moda è il mondo adddosso a noi, il design è il mondo attorno a noi, sono tutti elementi che fanno parte della nostra vita quotidiana. Penso che nel campo del design ci sia una grande potenzialità di sviluppo.


Dall'acquisizione da parte vostra di Baleri Italia nasce Cerruti Baleri, che possiamo definire una nuova realtà: con nuovi obiettivi, con un nuovo management� ce ne vuole parlare?
Baleri Italia apparteneva a quel gruppo di aziende che hanno un po' cominciato il design italiano negli anni '70-'80. Abbiamo decisio di legarci ad un'azienda con questo tipo di storia sul piano creativo ma che ne ha una interessante anche a livello operativo. Quando mi sposto ad operare in campi diversi cerco sempre di mantenere il livello di qualità e di innovazione per il quale il mio nome è conosciuto, cerco di rimanere coerente. La Baleri aveva questi punti di partenza, quindi ci è sembrata una associazione valida.
Per quanto riguarda la struttura dell'azienda Cerruti Baleri, in partenza avevamo mantenuto quella già presente in cui si sono inserire alcune mie persone tra cui anche mio nipote, che è preparato proprio nel campo del design in quanto ha studiato e fatto pratica in uno studio americano. Queste nostre persone oggi ricoprono i ruoli più importanti. L'azienda ha dimensioni piccole, infatti è composta da 25 persone e non abbiamo una struttura produttiva, ma ci appoggiamo all'esterno in base al tipo di materiale che utilizziamo per realizzare i nostri prodotti. Si va dalla plastica, al metallo, al legno� altrimenti ci saremmo dovuti dotare di tanti laboratori diversi.


Voi avete lanciato diversi designer emergenti che poi si sono affermati. Su quali elementi vi basate per questa attività di talent scouting?
La Cerruti Baleri è un'azienda che fa prodotti che devono reggere singolarmente e che rappresentano tutti i criteri dell'azienda. Selezioniamo i nuovi designer basandoci sulla loro preparazione tecnica che viene poi completata dall'équipe tecnica in azienda, perché l'industrializzazione del prodotto è sempre un processo un po' diverso rispetto a quello del primo disegno e della realizzazione del prototipo.
Inoltre, i nuovi prodotti devono seguire un certo filone, avere un certo gusto, essere eleganti e avere una loro ragion d'essere. I nuovi prodotti non devono essere diversi solo per il gusto di esserlo, ma la loro differenza deve essere legittima, caratterizzarne l'anima.
Cerchiamo, quindi, di collaborare con persone che stimiamo abbiano queste caratteristiche.
La vecchia guardia aveva avuto persone come Philippe Starck, che hanno realizzato alcuni dei best seller dell'azienda. In quest'ultima stagione, invece, abbiamo lavorato ad esempio con Xavier Lust che ha ideato per noi le sedute imbottite Sumo, un omaggio ad un rituale tradizionale giapponese e ai valori di forza, dignità e compostezza unendoli alla voluttuosità delle forme. Tutto questo grazie alla fusione di forme e tessuti “sartoriali”, come nel caso del Tweed.


Come si arriva a trovare questo connubio perfetto tra forma e tessuto?
Il connubio perfetto è il frutto della professionalità e creatività dei designer, ma nessun pezzo di una creazione è garanzia del successo finale. Si tratta di trovare armonia tra le forme, i materiali, le proporzioni e la storia che si desidera raccontare attraverso il prodotto.
 
Infine torniamo alla moda. Lei è proprietario del Lanificio Cerruti, come vede la situazione del settore tessile e della sua azienda?
Il settore tessile in questo momento sta procedendo lentamente, sicuramente c'è un calo di consumi, si tratta di capire la gravità di questo calo e se ci può essere una ripresa. Lo stato d'animo di chi lavora nel settore, comunque, sta migliorando.
Sicuramente bisogna dividere l'uomo dalla donna perché le problematiche sono diverse. Nella donna il grande concorrente dell'abbigliamento sono gli accessori, nell'uomo il concorrente dell'abbigliamento formale è l'abbigliamento informale.
Per quanto ci riguarda, noi continuiamo a puntare sull'alto di gamma, facendo dell'innovazione e cercando un compromesso sul prezzo, ma mai sulle idee!
Infine, bisogna aprirsi altre strade, noi per esempio ci siamo aperti al mondo dello sportswear con risultati sorprendenti.